Ogni referto porta la data della rilevazione e le fonti. Il giudizio di affidabilità è dentro, spiegato fattore per fattore.
Cosa c'è dentro un referto
Un referto è la ricostruzione di quello che è successo a un token, fatta leggendo il registro pubblico della catena su cui vive. Parte dall'indirizzo del contratto, non dal nome, perché il nome lo sceglie chi crea il token e non identifica niente. Da lì ricostruiamo cinque cose: com'è fatto il contratto e quali poteri si è tenuto chi lo ha creato, quanta liquidità c'è davvero sotto il prezzo e se è vincolata, come sono distribuite le unità fra i portafogli, che forma ha avuto l'andamento e quanto di quel volume è scambio vero, e infine cosa si trova fuori dalla catena, cioè chi dice di esserci dietro e cosa è stato pubblicato.
Ogni dato porta accanto la prova, che è un indirizzo o una transazione che chiunque può riaprire. Dove un dato non si legge nei registri lo scriviamo, invece di riempire il buco con un'ipotesi: la data della rilevazione conta, perché un token cambia in poche ore e il referto racconta come stavano le cose quel giorno. Il punteggio da 1 a 100 riassume i cinque fattori, e nella pagina dell'indice c'è come viene costruito. Se una di queste parole è nuova, le guide del metodo spiegano un fattore per volta.
Qui non si dice a nessuno cosa comprare, vendere o tenere. Un referto dice cosa è successo e cosa da quei dati non si può sapere.
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